RUBRICA MOKHITA: CARLO, UNA VITA A COMBATTERE L’ALZHEIMER DI MAMMA

Carlo è una di quelle anime che ti lasciano il segno.
La prima volta l’ho conosciuto lo scorso Aprile. Ero da poco tornato dai 5 mesi di viaggio che mi hanno cambiato la vita ed ero sceso in Sicilia per presenziare al Farm Cultural Park, dove hanno allestito una vetrata con le mie fotografie.

Ci siamo visti a Catania mentre tornavo ad Agrigento, ero stato a Marzamemi per parlare con Sebastiano, riguardo la mia presenza al Festival del Cinema.
Mi ha portato a mangiare la granita catanese, ed abbiamo parlato un paio di orette.

Non avevo ancora capito la situazione, nonostante lui me l’avesse spiegata molto bene, ma si sa, finché non la si vive con i propri occhi non è semplice interpretarla.
La mamma è malata da 15 anni di Alzheimer e lui, con il supporto di un uomo splendido come il padre, ha deciso di affrontare la malattia in maniera diversa, evitando di bombardarla con troppi calmanti, che piano piano l’avrebbero portata sicuramente allo spegnimento.

Siamo entrati subito in connessione e, con Ludovica, intorno a metà settembre, siamo stati ospitati in casa loro. Carlo è stato oltremodo gentile nell’averci fatto dormire nel suo letto, dato che il nostro Mokhita, che al momento non era ancora incidentato, era carico dell’allestimento per le mostre fotografiche.

Pasta alla Norma per cena, squisita, ed un contatto con la mamma diretto.
Adesso la signora Nunzia è in un momento di calma apparente.
Canta a giornate e sta insieme al marito che se ne prende cura.
La cosa più bella in Salvatore, sono gli occhi colmi d’amore, non la lascia mai sola quando Carlo va al lavoro e vive la sua vita nella bellissima cella di casa sua.

Hanno passato molte fasi della malattia insieme, anche le più aggressive, senza mai lasciare che il cervello della mamma andasse in stand by.
Quando chiedo a Carlo: “Cosa ti spinge a fare tutto questo?”
Lui risponde: “Caro Stefano, anche io vorrei girare il mondo come fai te, vorrei vivere la mia vita per come la ritengo più opportuna, ma non posso abbandonare Mamma. Dal primo giorno ho sentito che questo era il mio posto nel mondo e finché lei sarà con noi, non smetteremo di darle le cure che si merita.”
Il babbo aggiunge: “Lei sapeva fare tutto, era sempre disponibile con chiunque avesse bisogno, cucinava per tutti, era sempre sorridente, era il motore della famiglia.”

In tutto questo sono molte le evidenze della storia.
Durante la convalescenza, il babbo è stato colpito da un tumore ai polmoni e se lo sta portando dietro da ben 8 anni.
Nonostante questo, lui continua a fumare i suoi 2 pacchetti di sigarette al giorno e nei pasti i suoi 2 bicchieroni di vino.
E’ l’idolo del reparto ed anche i dottori non sanno spiegarsi come sia possibile il fatto che sia sempre in vita.
Ma lui sa come mai: “Non posso morire proprio adesso, altrimenti qua come farebbero?”

Ho osservato bene la mamma, ho avuto l’onore di scattare alcune fotografie e vorrei tornarci appena possibile e passarci altro tempo insieme. Non so spiegarmi bene a cosa ho assistito, la notte nel letto mi arrivavano onde energetiche che mai prima di allora avevo percepito, come se il male che lei ha dentro volesse comunicarmi. E’ stata una sensazione molto strana.
Nei suoi occhi ho visto un’entità esterna, qualcosa che sembra anch’essa imprigionata in quel corpo e non sappia come fare ad uscirci.

Grazie Carlo per averci ospitato e aperte le porte del tuo cuore.

Stefano Lotumolo
In viaggio dal 2015, con l'obbiettivo di stare in contatto col mondo.
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