RED ONE DUO, ALLA SCOPERTA DI DUE ARTISTI DEL CIRCO CONTEMPORANEO

“C’è un solo tipo di successo: quello di fare della propria vita ciò che si desidera. Questa citazione appartiene a H.David Thoreau, un filosofo naturalista che per me è stato fonte di ispirazione durante il mio percorso di vita.”

Così Chiara esordisce d’impulso quando chiedo ad entrambi cosa provano per il progetto di vita che stanno portando avanti da ormai tre anni.

Il Red One Duo nasce dalla voglia di portare avanti con gioie e dolori il ruolo dell’artista di circo contemporaneo, che a tutti gli effetti è un lavoro a tempo pieno.

“Una delle cose che apprezzo veramente del nostro lavoro è il restare concentrati su noi stessi, bisogna conoscere e sentire ogni particella del nostro corpo per riuscire a comprendere la complessità di cui siamo fatti.” Afferma ancora Chiara.

Chiara e Gabriele sono una giovane coppia di trentaduenni piena di sogni, abbiamo iniziato a conoscerci durante la tournée invernale di presentazione del mio libro, la scorsa settimana ci siamo visti fisicamente con il nostro arrivo a Lentini. Voglio presentarveli perché sono due artisti che meritano.

Ho una domanda da porvi subito, la più importante a mio avviso: cosa volete comunicare attraverso la vostra arte?

“Attraverso gli strumenti del circo contemporaneo, vogliamo comunicare col mondo, regalando momenti autentici che possano sollevare le persone dalla routine della quotidianità e fargli vivere attimi di magia ed evasione.”

E qual’è la scintilla che fa nascere in voi la creazione dello spettacolo?

“Gli spettacoli vengono creati e studiati da noi, cercando di utilizzare al meglio la nostra fantasia e attingendo a fonti di ispirazione che non sono altro che artisti del calibro di James Thierrée o Charlie Chaplin, oppure libri che hanno segnato la nostra esistenza, mentre altre volte prendiamo direttamente spunto da situazioni di vita quotidiana. Dopo esserci ispirati a qualcosa\qualcuno, avviene il processo secondario, ovvero riuscire a trasformare concretamente quella sensazione in uno spettacolo comprensibile anche per gli altri, con l’intento di smuovere i loro cuori, creare una sorta di scossa interiore. Emozioni.”

Immagino che in questi anni avrete costruito tanti legami con altri artisti e amici provenienti da diverse parti del mondo. I circensi molto spesso vengono accostati al concetto di nomadismo, come lo vivete in voi questo continuo spostarvi alla ricerca di connessioni ogni volta diverse?

“Per noi il concetto di nomadismo, del continuo spostarsi, andare alla ricerca, è un aspetto che caratterizza la nostra vita, la vita del circense. Siamo spesso in giro durante i periodi invernali con il Camper. Ad esempio lo scorso anno siamo partiti da Udine, in cui abbiamo trascorso un mese di residenza artistica presso uno spazio per poi dirigerci verso Torino, fino a raggiungere la Toscana per poi tornare in Sicilia. Adesso ci troviamo a casa, siamo soci dell’associazione Italia Nostra a Lentini e siamo in creazione presso una sala del Palazzo Beneventano, messo a disposizione dal direttivo per portare a termine il nostro nuovo spettacolo.”

Quanto tempo dedicate al vostro lavoro? Dato che per quanto riguarda i progetti artistici non si è ancora bene capito il fatto che gli artisti dedicano la loro intera vita con passione per creare emozioni nei cuori di altri esseri umani.

“Posso solo dire che non ci fermiamo mai. Ore di allenamento giornaliero, ore di creazione, vendita e promozione dello spettacolo. Sono tutti aspetti e mansioni che divido con Gabriele e che ci tengono occupati H24. Molti non immaginano neanche cosa ci sia dietro la messa in scena di uno spettacolo e forse anche per questo la figura dell’artista viene molto svalutata in certi ambienti. Questa estate porteremo in moltissime piazze il nostro spettacolo di Circo Teatro “Pillole di Rosso”. Una fiaba muta per adulti e bambini, una commedia leggera costruita attraverso gli strumenti della pantomima e del teatro fisico. Quello che mi diverte moltissimo è vedere immedesimarsi nei personaggi non solo i bambini ma anche gli adulti. Questi ultimi iniziano a tifare

per l’uno o l’altro durante lo svolgersi del racconto, E’ uno scambio a tutti gli effetti e più un pubblico è partecipe più l’energia degli artisti aumenta e ne vengono fuori delle belle sinergie.”

Grazie ragazzi.

Per seguirli potete cercarli su Fb e Insta al nome Red ONE duo.

Passiamo adesso la parola a Giorgio e Cristina, responsabili della struttura e del progetto “Badia Lost and Found”. Cosa significa per voi impiegare il vostro tempo a disposizione di questo bellissimo palazzo?

Per noi è una missione investire il nostro tempo per includere le nuove generazioni all’interno di questa realtà e scrivere pagine nuove del nostro futuro, inteso come comunità. Ci stiamo prendendo cura di tutta la bellezza che abbiamo a disposizione, rendendola utilizzabile a chiunque abbia voglia di visitare il palazzo, cercando sempre di creare appuntamenti interessanti che possono svariare nelle varie discipline artistiche.

Quindi, qual’è la vostra missione personale, inerente alla valorizzazione del complesso?

“Dal 20 Aprile 2016, data in cui siamo entrati ufficialmente e dopo un’intensa operazione di bonifica effettuata con tutti gli altri soci, abbiamo iniziato a dare un’impronta contemporanea visto che il palazzo beneventano era ormai privo di ogni memoria storica, derivata da un’uso improprio (canile, deposito per i mezzi della nettezza urbana, ecc.) Il processo di valorizzazione in atto vede la volontà di creare un polo per le arti contemporanee, che diano un nuovo valore non solo al bene strutturale, ma che vada a coinvolgere tutto il contesto territoriale.

Grazie anche a voi per averci ospitato e fatto sentire a casa sotto tutti gli aspetti.

Stefano Lotumolo.

Stefano Lotumolo
In viaggio dal 2015, con l'obbiettivo di stare in contatto col mondo.
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